Anche perchè adesso viene vantaggioso anche per la…

[Leggi tutto] 12 Marzo 2010

Anche perchè adesso viene vantaggioso anche per la questione fiscale… si sa quanto possano cambiare i giochi in corsa… specie per la previdenza…
In pratica con i fondi, ad oggi, hai dei soldi che esistono solo sulla carta… con il TFR se ti licenziano te li versano… non è la stessa cosa…


Ciao sono alle prime nelle comprensione degli stru…

[Leggi tutto] 12 Marzo 2010

Ciao
sono alle prime nelle comprensione degli strumenti finanziari e volevo iniziare un portafoglio pensione seguendo i tuoi consigli, però:

-come si acquista un ETF? nella mia banca ad es. non trovo il Db X-trackers li emerging market liquid eurobond.
-come mi conviene iniziare? posso farlo subito o mi consigli di aspettare il prossimo aggiornamento qui sul sito?

grazie per tutto qurello che fai.


il Dax fra poco buca i 6000. Se li buca con nuovi …

[Leggi tutto] 12 Marzo 2010

il Dax fra poco buca i 6000. Se li buca con nuovi massimi non c'e' alcun testa spalla ribassista. Il ribasso sarebbe rinviato.

Ciao, ti seguo da vari mesi e condivido molte dell…

[Leggi tutto] 12 Marzo 2010

Ciao, ti seguo da vari mesi e condivido molte delle tue osservazioni e mi piace il tuo stile chiaro e "terzo".
Riprendo il post di Fabio. Personalmente io non ho aderito ad un fondo pensione (il Cometa) per la "certezza" di rendimento medio del TFR. Tuttavia, aderendo ad un fondo, l'azienda partecipa con piccole quote mentre con il TFR non c'è alcuna partecipazione aziendale. Posso chiederti perchè, nonostante questa partecipazione, ritieni che sia comunqe maggiormente conveniente il TFR? Ciao e complimenti per il BLOG.
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Ciao, ti seguo da vari mesi e condivido molte dell…

[Leggi tutto] 12 Marzo 2010

Ciao, ti seguo da vari mesi e condivido molte delle tue osservazioni e mi piace il tuo stile chiaro e "terzo".
Riprendo il post di Fabio. Personalmente io non ho aderito ad un fondo pensione (il Cometa) per la "certezza" di rendimento medio del TFR. Tuttavia, aderendo ad un fondo, l'azienda partecipa con piccole quote mentre con il TFR non c'è alcuna partecipazione aziendale. Posso chiederti perchè, nonostante questa partecipazione, ritieni che sia comunqe maggiormente conveniente il TFR? Ciao e complimenti per il BLOG.
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ho una linea assicurativa FONDO PREVIP ASSICURATIV…

[Leggi tutto] 12 Marzo 2010

ho una linea assicurativa FONDO PREVIP ASSICURATIVO con il 2,50% di interesse minimo garantito. la posizione nel sito è aggiornata al 16/2/2010. marco(mi)

Ripresa e debito: la coperta è corta

[Leggi tutto] 12 Marzo 2010

debito-crescita-economica

Debito sovrano, debito pubblico, titoli di stato.

Ormai in ogni sito e blog di finanza non si fa altro che parlare di queste tematiche. Certo, la crisi dei paesi dell’area PIIGS o PIGS (dipende se includiamo o no l’Italia) ha portato questi argomenti in primo piano, e ancor oggi ricevo molte email da lettori (per lo più silenti) i quali mi chiedono un parere sulla solvibilità di un emittente e spesso di emittenti sovrani.
Quindi risulta quantomai evidente che la tematica “HOT” del momento sia proprio questa: il debito. In tutte le sue forme e tipologie. Ma facciamo attenzione, questa volta la “moda” è assolutamente ragionata e valida, perché il DEBITO è sicuramente la tematicha più importante e di difficile gestione per il 2010. E non solo per il 2010. Il problema è che il debito (soprattutto pubblico) ha degli effetti collaterali (a cui spesso ho accennato) che rischiano di inchiodare l’economia per tanto tempo. Come dice un vecchio detto : “la coperta è corta” e per forza va a finire che si lasciano, se va bene, i piedi al freddo.
Prima di cominciare una nota. Per avere un quadro completo, vi consiglio di leggere, se non lo avere ancora fatto il post ONE YEAR AFTER.

Switch debito privato in debito pubblico

L’interventismo degli stati e dei governi (assolutamente necessario secondo me) ha portato in massima sintesi, allo switch, al passaggio della mole del debito di tipo privato e finanziario dalle banche agli Stati.
Quindi i Governi hanno avuto un atteggiamento di massimo assistenzialismo. Lo Stato torna protagonista, alla faccia di chi lo voleva accantonato per sempre a scapito del capitalismo e dell’intraprendenza della finanza e dei privati.

L’intervento pubblico è stato non solo necessario ma assolutamente determinante, volto al fine di salvare il sistema dal crack sicuro e dal terremoto finanziario stile anni ’30 (anche se di magnitudo indubbiamente superiore).

Morale: banche che si scaricano di una serie incredibile di titoli e bonds, di dubbia qualità e dubbia negoziabilità e nel frattempo entrano nel capitale delle banche, salvandole dal default (l’esempio inglese fasciola) con la promessa di uscirne quanto prima, nel momento in cui i timori e le paure del crack finanziario si fossero definitivamente diradate.

Chiaramente, ad oggi, gli Stati restano fortemente nel capitale bancario, in quanto la crisi finanziaria è ben lungi dall’essere terminata.
Riprendendo un’altra famosa frase, ovvero “Nulla si crea e nulla si distrugge” di Lavoisier , abbiamo assistito NON alla soluzione dei problemi, ma allo spostamento di carta. In altri termini, è un grosso errore pensare che l’interventismo statale abbia “cancellato” il debito o abbia risolto definitivamente il problema. In realtà ha fatto altro: ha spalmato tutta la melma (chissà perché mi verrebbe da scrivere un’altra parola che inizia sempre con “me” ed ha sempre 5 lettere…) sui contribuenti e sul sistema.

Più debito pubblico, meno entrate fiscali


E allora proviamo a ragionare. Cosa ha comportato questo switch? Ha comportato una situazione di benessere per il mercato.

E, FATE MOLTA ATTENZIONE, oggi ci troviamo proprio in questa situazione. I Governi hanno inondato il mercato di liquidità (tramite le banche), illudendo che invece il problema sia risolto. Ma non è così. Nel momento in cui il sostegno pubblico cessa e si chiede al mercato di reagire da solo, beh, ci si renderà conto che si è costruito un palazzo sul bagnasciuga con le fondamenta di cartapesta.
Ma non è tutto. Il debito pubblico è quindi lievitato considerevolmente in ogni dove, e questo dato preoccupa tutti. Ma un debito pubblico in violenta crescita comporta anche un taglio degli aiuti e del sostegno al privato. Quindi ecco l’assurdo: lo Stato che ha aiutato le banche NON aiuta il privato. Anche perché l’economia non si è ripresa, e quindi le entrate fiscali latitano, aumenta invece il costo per gli ammortizzatori sociali (sbaglio o… la Cassa Integrazione Guadagni alias CIG è ai massimi?) e la popolazione invecchia, con il problema delle pensioni.
Tranquilli, non sto farneticando. Volevo solo riportarvi un dato. Visto che da qualche parte i soldi bisogna prenderli, tanto per non sbagliarci, uno studio Spi-Cgil mette in evidenza un dato brutto per l’Italia: siamo il paese con le pensioni più tartassate in Europa. E in un paese dove il numero di pensionati è notevole e quindi devono essere presi in seria considerazione come “consumatori”, non è certo una cosa positiva.

Il debito pubblico soffocherà la ripresa

Quindi, in questa fase di forte crisi, il consumatore, vero motore della ripresa, si trova senza il sostegno pubblico. Anzi, se possono , gli Stati gliene prendono ancora. Altro che dargliene e altor che taglio delle tasse! E questo perchè l’indebitamento è a livelli stellari. A corredo di questo mio articolo, che va ad includere in modo sintetico il mio pensiero sullo status economico attuale, vi lascio un grafico preso da uno studio della McKinsley con Haver A.

DEBITO TOTALE

Questa slide mette in evidenza il debito totale dei vari stati, ovvero la somma di:

1) debito pubblico
2) mutui immobiliari
3) debito privato
4) debito bancario

Come potete vedere gli Stati che stanno fisicamente affogando nel debito sono in primis la Gran Bretagna (OT: ma come fa la Regina a meritare ancora la tripla AAA di rating?) e subito dopo il Giappone (un esempio perfetto per poter ipotizzare cosa aspettarci nei prossimi anni, e non è un caso che si parla di Giapponesizzazione) e poi la Spagna.

debito-totale-stati

La classifica è quindi la seguante:

1) Gran Bretagna = 469 % PIL
2) Giappone = 459% PIL
3) Spagna = 342% PIL
4) Corea del Sud = 331% PIL
5) Svizzera = 313% PIL
6) Francia = 306 % PIL
7) Italia = 298 % PIL
8 ) USA = 290% PIL
9) Germania = 274% PIL
10) Canada = 245% PIL

Se poi andiamo ad aggiungere i vari livelli di deficit, la frittata è fatta.
Dal grafico, però, potete vedere che l’Italia ha un minor peso del debito privato ed un maggiore peso del debito pubblico. Da una parte è un bene, ma dall’altra significa che lo Stato non potrà mai essere un vero motore per la ripresa con stimoli VERI. Tante parole ma, ripeto, la coperta è corta e quindi non ci sono vie d’uscita.

Deleveraging: un processo appena iniziato…

deleveraging-inizio-processo

…che influisce pesantemente sulla crescita del PIL

deleveraging-gdp-crescita-pil-growth

Un chiarimento finale

Rispondo all’amico Francesco che mi pone una domanda che assolutamente di interesse pubblico e va a completare il discorso (spero non troppo noioso) sul perché non dobbiamo farci illusioni.

Caro Dream,
ti seguo ormai da tanti mesi, sono un lettore silente che ha trovato il tuo blog per caso (…..) opero nel settore finanziario da anni, e ritengo che i tuoi ragionamenti siano assolutamente corretti. C’è però una cosa che non mi convince.
Si parla spesso dell’aumentare spropositato del debito pubblico. Secondo me qui si rischia di fare un errore di valutazione. Il debito pubblico non deve essere visto come elemento così “destabilizzatore”. Se un emissione scade, verrà rinnovata e quindi alla fine, la ruota continua a girare. Male che vada si aumenterà ulteriormente la scadenza del debito (vedi la Francia che vuole emettere un cinquantennale) ma questo non pregiudicherà il futuro economico, non solo di breve, ma anche di medio lungo termine. Inoltre la storia ci insegna che anche in passato i sistemi economi hanno spesso convissuto con un pesante ratio Dedito aggregato/PIL. Quindi secondo me, è eccessivo il timore per l’aumento del debito, soprattutto pubblico. Tu cosa ne pensi?
Grazie per una tua eventuale risposta.

Francesco

Bravo Francesco. Hai detto delle cose giuste. In passato, la storia insegna, abbiamo già vissuto situazioni di elevata esposizione debitoria, all’incirca come quella attuale. Ma a quei tempi la situazione era diversa:

1) Si trattava di periodi di forte crescita economica. Il debito quindi era una leva per la crescita. Oggi invece non è assolutamente così. Il debito è un panettone che non fa altro che pesare in modo determinante sulla crisi economca e finanziaria che non verrà digerita facilmente.

2) Inoltre siamo ancora all’interno di una situazione estremamente delicata, con un leverage (leva finanziaria) ancora elevata, un’esposizione sui derivati preoccupante, e tutta una serie di problemi che, come dicevo prima,sono stati NON risolti, ma solo “switchati”.

Quindi questa volta possiamo permetterci di dire che è veramente DIVERSO. Come dice il sempre ottimo Gerard Minack, dobbiamo gioco forza attaccarsi alla speranza che la crescita economica sia trainata dagli emergenti, perché le economie mature non hanno la forza, la spinta e la possibilità di fare qualcosa in più.

Ma & Co sono sufficientemente mature per prendere il testimone lasciato dai consumatori europei ed americani?
La risposta è no.

E le economie del BRIC e dei paesi emergenti sono sufficientemente solide per poter dar vita ad un convincente periodo di crescita economica solido, esente da bolle e volatilità?
La risposta è no.

E allora è possibile ipotizzare una soluzione rapida ed efficace di questa situazione per i paesi core, dando vita nei prossimi mesi ad una ripresa economica convincente, facendo rientrare l’eccesso di debito, magari attuando anche un efficace exit strategy per riassorbire i soldi immessi nel sistema, sistemando pian piano leva finanziaria, disoccupazione, debito pubblico e quant’altro?
La risposta è…ditemelo voi (visto che mi sembra palese la risposta).

Ecco. Questa è la mia view.
Chiedo scusa se mi sono dilungato ma questo post è frutto di diversi pensieri raccolti nell’arco dell’ultima settimana.
Spero che questa mia view possa stimolare la vostra mente ( e magari anche il vostro borsellino, target DONAZIONE -) ) ed eventualmente ribattere contestando quanto ho scritto. Nella speranza che abbiate gli argomenti per poter affermare con certezza che ho scritto una marea di cavolate.
Cosa che, purtroppo, dubito potrete fare.

STAY TUNED!

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La curiosa stagionalità del petrolio

[Leggi tutto] 12 Marzo 2010

petrolio-stagionalità

 Qualche giorno fa un lettore, in un commento mi ha fatto accendere la fatidica “lampadina” facendomi ricordare un argomento che da tempo volevo trattare e poi, u n po’ per mancanza di tempo e un po’ (ehm…soprattutto) perché me n’ero scordato, era finito nel dimenticatoio.

Ho allora rispolverato la memoria ed è quindi giunta l’ora di un post sulla stagionalità del petrolio.
La cosa potrebbe apparire strana, ma invece, strana non è , soprattutto alla luce dei brillanti risultati che questa piccola ricerca ha portato.

Che cosa ho fatto nello specifico?
Ho ipotizzato che, ogni anno, a partire dal 2000, in data 10 marzo (circa), compravo del petrolio.

Come sarebbe andato il mio investimento nel corso dell’anno?
La cosa curiosa è che, dal 2000 fino ad oggi, se io avessi comprato del WTI o del petrolio brent, nel corso dell’anno avrei sempre avuto occasione per venderlo nella peggiore delle ipotesi in pari, oppure guadagnandoci cifre anche notevoli.
Questa analisi non tiene conto del fattore cambio e del rollover (ETC per esempio). Infatti non dimentichiamo mai che il WTI è trattato in dollari USA e quindi il cross ha unìinfluenza assolutamente determinante per poter valutare la performance dell’investimento.
Lasciando da parte questo particolare, andiamo a vedere cosa è successo nello specifico.

Stagionalità petrolio dal 2005 al 2010

stagionalita-petrolio-wti

Base di partenza: 10 marzo di ogni anno
Dal grafico si nota che nel corso dell’anno avrei potuto sempre liquidare le posizioni sul petrolio con dei forti utili.
Nella fattispecie, se avessi avuto al fortuna e l’arguzia di vendere durante l’anno di acquisto ai massimi (…) avrei portato a casa.

a) nel 2005 il 30.4%
b) nel 2006 il 28.4%
c) nel 2007 il 77.3%
d) nel 2008 il 34.7%
e) nel 2009 l’ 82.8%

Numeri che fanno venire i brividi, che come detto, NON TENGONO CONTO:

1) della componente valutaria
2) dell’eventuale roll over

Certo, molti di voi potrebbero considerare quest’analisi casuale. E allora io ho provato a fare di più, andando a sgattaiolare anche nel quinquennio precedente. Ed ecco il risultato.

 

Stagionalità petrolio dal 2000 al 2005

stagionalita-petrolio-wti-ante-2005

Base di partenza identica: 10 marzo di ogni anno. In questo caso la performance della potenziale vendita sarebbe stata:

a) nel 2000 il 17.1 %
b) nel 2001 il 7.2%
c) nel 2002 il 55.6%
d) nel 2003 ZERO (unico caso che comunque chiude in pareggio)
e) nel 2004 il 52.9%

Un ultimo dato: teoricamente il massimo si registra quasi sempre nella stagione estiva o al massimo a settembre, dove si sono viste anche copiose correzioni. Ma vi lascio guardare i grafici. Credo possano esservi utili.

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Cina e intermarket: analisi e conclusioni

[Leggi tutto] 12 Marzo 2010

china-equity-index

Buongiorno a tutti!

La giornata di ieri si è dimostrata apparentemente tranquilla. Un po’ come in tutte le ennesime sedute. Incuriosisce sempre a l’andamento pilotato del mercato. Ogni qual volta sembra sia giunta l’ora per il “deragliamento” dai canali ordinari, interviene una divinità suprema, la “mano invisibile” (Dark Pool? High Frequency Trading? PPT?) che prende in mano la situazione e dolcemente la fa tornare sui binari ordinari.
Tutto questo quindi porta lateralità, sempre con volumi scarni.

Ma è una lateralità strana. Ho come il sentori che potrebbe succedere qualcosa. Ma cosa? Già sapete delle mie interpretazioni ribassiste per il mercato, interpretazioni che al momento restano valide in quanto erano “anticipate” (credo sia più utile dirvi le cose che penso prima che dopo, quando ormai siano compiute, vi pare? E’ un modo di esporsi che, almeno, no dà spazio a contraddizioni e malintesi) e ancora non è concretamente successo nulla che ha generato il fatidico “stop & reverse”.
Ma tutto può capitare.
Il grafico intermarket intraday è esplicito.

Grafico Intermarket intraday

intermarket-intraday

Super e Baltic Index

 

La news di oggi che sorprende più di tutte (se vogliamo, possiamo chiamarla la news le giorno) è la straordinarietà della crescita cinese.

Quante volte abbiamo parlato dell’importanza dei paesi emergenti e del potenziale “passaggio” del testimone (progressivo nel tempo)? Quante volte abbiamo spiegato che a crescita vera è in quelle economie? Quante volte (soprattutto in Compass) abbiamo discusso dell’importanze delle valute dell’area Asiatica? Bene, il mercato ci sta dando ragione.

crescita-cina-export-import-bilancia-commerciale

Ovviamente ora occorrerà capire se il motore della crescita cinese, iperalimentato, non rischi di sbiellare. Il grafico qui sotto illustra i dati sulla bilancia commerciale cinese. Certo, super export (+48%) ma anche super import (+44.7%) e super immobiliare. Ma come sempre sulla aleggia un ombra di dubbio e di preoccupazione, oltre ad una necessaria interpretazione. E guarda caso, il Baltic Index accompagna questo trend.
Restano quindi alla fine 4 messaggi chiari:

1) abbiamo individuato il nuovo futuro motore della crescita mondiale (a dire il vero lo avevamo capito da tempo…)
2) abbiamo avuto conferma di un’economia che cresce molto più che altrove e quindi diventa necessario uno sganciamento della valuta cinese dal dollaro
3) ma attenzione, resta il rischio surriscaldamento. E qui sarà fondamentale il comportamento della classe dirigente cinese
4) e massima attenzione alla bolla immobiliare

Piccola nota

 

Uscira’ in giornata un post che metterà in chiaro la mia view di mercato, dove spiegherò perché…la coperta è corta. Come tutti gli altri post, è frutto di un duro lavoro di ricerca ed analisi che il sottoscritto, mosso da una insaziabile fame di sapere e gran voglia di capire cosa sta accadendo, vi regala letteralmente, nella speranza di darvi una visione il più possibile inerente alla realtà, con indipendenza assoluta, estraniandosi da tutto quello che l’ordinarietà vuole propinarci.

Sarebbe secondo me equo da parte vostra, un contributo all’immensa mole di lavoro che produco giornalmente.
E’ vero che si fa tutto con spirito di condivisione e di discussione, con obiettivo di migliorarci tutti dal punto di vista culturale, ma è anche vero che in giro c’è chi si fa pagare profumatamente per molto molto meno.
Soprattutto per dare un senso ed un po’ di dignità a quanto sto facendo, senza però elemosinare perché non voglio fare la figura del morto di fame, vi chiedo un sostegno all’iniziativa.
Ringrazio tutti quanti comprenderanno ed accetteranno positivamente questo mio piccolo appello, nella speranza di non aver urtato eccessivamente il vostro spirito critico.

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Financial links (11-03-2010)

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I migliori link finanziari scelti per voi da I&M

1)      : nuovi massimi per Hi Tech e Small Cap (FallondP)

2)      Dieci buone regole per il trader (H. Lindzon)

3)      John Mauldin: la trappola dell’Unione Europea (II)

4)      Uno sguardo alla bolla Dotcom dieci anni dopo (Wired)

5)      Bolla speculativa: quando scoppia, l’investitore perde e le compagnie vincono (WSJ)

6)    Martin Wolf e la crisi Grecia: sta diventando un incubo per la Germania (FT)

7)      Tasso disoccupazione USA: grafico interattivo (WSJ)

8 )      The Gold Bubble (la bolla dell’oro) (Bookstaber)

9)      Il costo emotivo della sottoccupazione (Gallup)

10)  Jim Rogers: LONG sull’Euro (WS Cheat Sheet)

E voi, invece, cosa avete letto di interessante?

Problemi con gli articoli in inglese? Inserite il link in questo traduttore!

Ovviamente siete tutti invitati non solo a commentare le notizie ma anche a inserire voi stessi links che possano essere utili alla comunità finanziaria.

DAILY BRIEFING

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Economia e finanza
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